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martedì 18 febbraio 2014

La scuola italiana e' pronta a cogliere le sfide e le opportunita' del settore ICT?


Secondo il Vice Presidente della Commissione europea Neelie Kroes il settore delle comunicazioni elettroniche e dell’Information technology creera’ nel prossimi anni piu’ di un milione di posti di lavoro. IL quotidiano inglese “The Telegraph” si chiede se la scuola in generale e quella Britannica in particolare e’ pronta a cogliere questa sfida.

Parliamo della Gran Bretagna, dove almeno si pongono la domanda, per parlare del nostro Paese.

Il rischio in un prossimo fururo sara’ quello che ci saranno I posti di lavoro ma non le professionalita’ adatte a cogliere quest opportunita’.

“Universal access to education, regardless of income, intelligence and background, is one of the proudest achievements of Western societies, yet our schools and universities are self-evidently failing to cater for the fast-changing needs of the 21st century economy.”

Questa e’ la constatazione di partenza del giornale inglese che mi trova perfettamente d’accordo. Anche in Italia l’istruzione, diritto fondamentale del cittadino, non tiene il passo con il mercato del lavoro. E non  si tratta  di eliminare il latino o la filosofia perche’ da qualcuno ritenuti “inutili”, ma di personalizzare sempre piu’ il percorso formativo dei giovani fornendo loro diverse opportunita’ di apprendimento anche nel settore dell’ICT.

Ormai usare un computer ed accedere in modo consapevole ad internet deve essere considerato “conoscenza di base”, come la lingua e la matematica. Dopodiche’ se vuoi entrare nel mondo del lavoro in questo settore, hai bisogno di professionalita’ preparate che uscite dalla scuola possano essere immediatamente inserite in ambito lavorativo.

 Al mio paese c’e’ una scuola che prepara da anni operai soprattutto settore meccanico, perche’ nella zona e’ un tipo di lavoro richiesto. In questo modo, molti giovani del paese hanno trovato lavoro a 18 anni. Ora con i tempi di crisi non so come stia andando, ma fino ad oggi il sistema ha funzionato: l’industria chiede un certo tipo di professionalita’, la scuola risponde anche grazie ad un supporto dato alla stessa delle industrie interessate.

Ci sara’ la volonta’ della scuola italiana di entrare nel 21mo secolo e di valorizzare i sterminati talenti del nostro Paese? IO SPERO DI SI’.

Neelie KROES
Vice-President of the European Commission responsible for the Digital Agenda


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