Secondo
il Vice Presidente della Commissione europea Neelie Kroes il settore delle
comunicazioni elettroniche e dell’Information technology creera’ nel prossimi
anni piu’ di un milione di posti di lavoro. IL quotidiano inglese “The
Telegraph” si chiede se la scuola in generale e quella Britannica in
particolare e’ pronta a cogliere questa sfida.
Parliamo
della Gran Bretagna, dove almeno si pongono la domanda, per parlare del nostro
Paese.
Il
rischio in un prossimo fururo sara’ quello che ci saranno I posti di lavoro ma non
le professionalita’ adatte a cogliere quest opportunita’.
“Universal access to education, regardless of
income, intelligence and background, is one of the proudest achievements of
Western societies, yet our schools and universities are self-evidently failing
to cater for the fast-changing needs of the 21st century economy.”
Questa e’ la
constatazione di partenza del giornale inglese che mi trova perfettamente d’accordo.
Anche in Italia l’istruzione, diritto fondamentale del cittadino, non tiene il
passo con il mercato del lavoro. E non si tratta di eliminare il latino o la filosofia perche’
da qualcuno ritenuti “inutili”, ma di personalizzare sempre piu’ il percorso formativo
dei giovani fornendo loro diverse opportunita’ di apprendimento anche nel
settore dell’ICT.
Ormai usare un
computer ed accedere in modo consapevole ad internet deve essere considerato “conoscenza
di base”, come la lingua e la matematica. Dopodiche’ se vuoi entrare nel mondo
del lavoro in questo settore, hai bisogno di professionalita’ preparate che
uscite dalla scuola possano essere immediatamente inserite in ambito lavorativo.
Al mio paese c’e’ una scuola che prepara da
anni operai soprattutto settore meccanico, perche’ nella zona e’ un tipo di
lavoro richiesto. In questo modo, molti giovani del paese hanno trovato lavoro
a 18 anni. Ora con i tempi di crisi non so come stia andando, ma fino ad oggi
il sistema ha funzionato: l’industria chiede un certo tipo di professionalita’,
la scuola risponde anche grazie ad un supporto dato alla stessa delle industrie
interessate.
Ci sara’ la
volonta’ della scuola italiana di entrare nel 21mo secolo e di valorizzare i
sterminati talenti del nostro Paese? IO SPERO DI SI’.
Neelie KROES
Vice-President of the European Commission responsible for the Digital Agenda

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